Innovazione agricola e nutrizione sostenibile in Congo: il contributo del progetto C3S

Attività C3S

Il niebé, comunemente noto come fagiolo dall’occhio (Vigna unguiculata), rappresenta un alimento cardine nella dieta di molte popolazioni dell’Africa subsahariana, Congo compreso. È una fonte preziosa di proteine vegetali ed è apprezzato per la sua straordinaria capacità di adattarsi a condizioni ambientali difficili. Proprio per il suo ruolo strategico nella sicurezza alimentare locale, il dottorando del progetto "C3S: Produzione di cibo appropriato: sufficiente, sicuro, sostenibile”, Ngoy Nyembo Dieudonné, congolese (DRC), ha scelto di approfondire il potenziale delle varietà migliorate dal centro “INRÁ” congolese nel contesto del suo Paese.
In particolare, sono state messe a confronto tre varietà migliorate e due varietà tradizionali locali, coltivate nelle stesse condizioni, per valutarne le performance e la capacità di adattarsi alle specifiche condizioni di suolo e clima dell’area di Kabinda. Nonostante un inizio di stagione complesso, con piogge arrivate in ritardo di circa un mese, le varietà migliorate si sono adattate bene alle condizioni difficili. Il terreno sabbioso ha consentito di lavorare e seminare anche prima delle precipitazioni, supportando poi l’emergenza con un’irrigazione iniziale. Il risultato è stato evidente non solo nei numeri, ma anche visivamente: le varietà migliorate hanno prodotto molti più baccelli rispetto a quelle locali. In termini di resa, si è passati da produzioni di 3-4 quintali per ettaro per le varietà tradizionali, fino a valori di 30 quintali per le varietà migliorate. Questo significa che, pur avendo un costo iniziale più elevato, il seme migliorato diventa rapidamente più redditizio per l’agricoltore, perché consente di ottenere molto più prodotto dalla stessa superficie ed impegno di lavoro.
È un passaggio fondamentale: si tratta di produrre di più, quindi di rendere l’attività agricola più efficiente ed economicamente sostenibile.

Mangimi alternativi e alimenti locali: strategie integrate contro la malnutrizione
Parallelamente, Dieudonné ha lavorato sull’allevamento, in particolare sulla formulazione dei mangimi per polli da carne e galline ovaiole. L’idea di base è semplice ma strategica: ridurre la dipendenza dal mais, il cui prezzo è soggetto a forti oscillazioni, sostituendone una parte con manioca, materia prima sempre disponibile localmente e con prezzo più stabile. Le prove condotte hanno mostrato che i broiler accettano bene il nuovo mangime e che la crescita non solo non peggiora, ma può addirittura migliorare leggermente. Anche il costo per chilogrammo di mangime si riduce, seppur di pochi centesimi, ma su larga scala questo rappresenta un risparmio significativo. Per le galline ovaiole non si sono osservate diminuzioni nella produzione di uova. In un contesto dove il margine economico è ridotto, poter contare su un mangime meno costoso e più stabile nel prezzo significa ridurre il rischio e aumentare la prevedibilità del reddito.
Infine, Dieudonné ha seguito una delle componenti nutrizionali del progetto attraverso un’indagine condotta in diversi villaggi e nella città di Kabinda, raccogliendo informazioni sui consumi alimentari delle famiglie e, contemporaneamente, promuovendo un prodotto sviluppato dal gruppo C3S con ingredienti locali chiamato la “Santé”. Si tratta di una miscela di mais, soia e arachidi che viene cotta prima del consumo: una combinazione semplice ma nutrizionalmente efficace, capace di fornire proteine di buona qualità, grassi e carboidrati, quindi energia e nutrienti essenziali in un unico prodotto accessibile. Il nome, attribuito direttamente dalla popolazione, richiama l’idea di un alimento “che fa bene”, quasi terapeutico, perché percepito come utile soprattutto alle persone più vulnerabili.
I dati raccolti mostrano che la produzione e il consumo stanno crescendo di anno in anno, segno che le famiglie ne riconoscono il valore concreto. Un aspetto decisivo per la sua diffusione è il costo: rispetto alle barrette terapeutiche utilizzate negli ospedali per il trattamento della malnutrizione infantile, la Santé è molto più economica a parità di quantità, e quindi sostenibile dalle famiglie per un utilizzo quotidiano. 
Non rappresenta soltanto un alimento, ma un vero strumento di prevenzione, capace di intervenire prima che la malnutrizione diventi un’emergenza clinica. In prospettiva, il progetto sta inoltre valutando la possibilità di avviare una produzione artigianale di biscotti proteici, sempre a partire da materie prime locali, sfruttando impianti locali già operativi, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la diffusione di alimenti volti a combattere la malnutrizione nei bambini.