La valorizzazione del digestato tra innovazione e creazione di valore

Da sottoprodotto a fattore produttivo, dal campo alla filiera: il valore intrinseco del digestato e quello, finora, rimasto inespresso

Invernizzi AGRI Lab di SDA Bocconi, congiuntamente al Centro Ricerche Produzioni Animali (CRPA) e al Consorzio Italiano Biogas (CIB), ha condotto una ricerca sulla valorizzazione del digestato agricolo nell’ambito della collaborazione con la Farming For Future Foundation. I risultati della prima fase sono stati presentati a Fieragricola Verona il 6 febbraio 2026, nel convegno dal titolo “Il ruolo del digestato nella catena del valore agricolo: suolo – azienda – comunità”.
La ricerca prende le mosse da un dato di fatto: il digestato agricolo, sottoprodotto della produzione di biogas e biometano, è oggi ampiamente diffuso sul territorio nazionale e rappresenta uno dei principali flussi materiali della filiera agro-energetica. Ciò nonostante, il suo impiego rimane spesso confinato a una logica gestionale, più orientata alla necessità di collocamento che alla piena valorizzazione agronomica ed economica.
Il messaggio centrale dell’analisi riguarda invece la visione del digestato come risorsa strategica nazionale. Due considerazioni principali sostanziano tale affermazione. In primo luogo, considerando tutte le operazioni necessarie alla sua corretta gestione, un suo utilizzo in sostituzione dei fertilizzanti di sintesi comporta un costo complessivo di fertilizzazione non significativamente diverso da un piano di concimazione interamente chimico, ormai pratica standardizzata nella maggioranza delle realtà produttive nostrane. La ricerca dimostra questo punto tramite una valutazione del Costo Totale di Utilizzo del digestato come input produttivo alternativo al concime chimico, utilizzando dati quali le serie storiche di prezzo dei fertilizzanti tra 2020 e 2025 e i costi associati ai cantieri di gestione del digestato più efficienti.

In secondo luogo, a differenza dei concimi di sintesi, il digestato associa al nutrimento della coltura un contemporaneo apporto di sostanza organica al suolo. Quest’ultimo, è sempre bene ricordarlo, costituisce il principale asset di un’azienda agricola. Un apporto continuativo di sostanza organica, in particolare di carbonio organico, ne migliora nel tempo la struttura e la fertilità, contrastando degrado e desertificazione. Senza contare, poi, che tale contributo può essere letto anche in chiave economica, ad esempio assumendo a riferimento i prezzi dei crediti di carbonio per stimare il valore monetario dell’accumulo di stock carbonico nel suolo.
A tutto ciò si possono aggiungere anche diverse considerazioni riguardanti gli ulteriori benefici, di natura agronomica, ambientale e sistemica, che la ricerca richiama in modo sintetico: recupero e maggiore efficienza nell’uso dei nutrienti, contributo alla chiusura dei cicli, riduzione della dipendenza da input esterni e rafforzamento della resilienza aziendale. Pur non essendo monetizzati nell’analisi, tali effetti concorrono a definire un quadro più ampio del valore generato. Tra questi, un ulteriore cambio di prospettiva riguarda il digestato come vero e proprio portafoglio di nutrienti. Azoto, fosforo e potassio in esso contenuti rappresentano unità fertilizzanti che sarebbero altrimenti reperibili solo sul mercato. La ricerca ha quindi stimato il valore economico intrinseco del digestato sulla base del contenuto in macronutrienti e del loro prezzo, sostanza organica compresa.

Ne emerge un doppio livello di valore: da un lato un valore ad oggi inespresso, attivabile quando il digestato viene realmente integrato in modo strutturato nei piani di fertilizzazione aziendali; dall’altro un valore intrinseco, legato al contenuto nutrizionale. Di conseguenza, la seconda parte della ricerca propone un modello innovativo per la gestione, il trattamento, il trasporto e la distribuzione centralizzata del digestato alle aziende agricole. L’obiettivo è ridurre le barriere tecniche, economiche e organizzative che oggi ne limitano l’adozione, sbloccando una leva di competitività e di transizione sostenibile per il comparto agricolo italiano.
In conclusione, il contributo principale dello studio è la rivalutazione del ruolo del digestato all’interno della catena del valore agricolo. Lo scopo è mettere le basi per una rinnovata generazione di valore economico, agronomico e ambientale a partire da una risorsa già prodotta dal sistema agricolo nazionale, ma di cui spesso si sottovalutano le potenzialità. Per questo motivo, i risultati verranno presentati anche il 18 – 19 marzo a Roma, in occasione di Biogas Italy.