Accordo Ue-Mercosur: opportunità e rischi per l’agroalimentare italiano

Dalla tutela del Made in Italy di qualità alle pressioni sui settori più esposti alla concorrenza di prezzo: la nuova intesa commerciale apre il mercato sudamericano ma riaccende il dibattito su zootecnia, carni e cereali

Dopo oltre un quarto di secolo di negoziati, l’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur entra nella fase attuativa, aprendo una nuova stagione per gli scambi internazionali ma restando un terreno di confronto delicato per l’agricoltura europea e, in particolare, per quella italiana. La firma avvenuta nel gennaio 2026 ha sbloccato l’applicazione provvisoria dei pilastri commerciali, mentre resta in corso l’iter di ratifica nei parlamenti nazionali. È soprattutto sul fronte agroalimentare che l’intesa mostra il suo carattere ambivalente, combinando opportunità di export per il Made in Italy di qualità e rischi competitivi per le produzioni più esposte alla concorrenza di prezzo.
L’accordo prevede la progressiva liberalizzazione dei dazi su circa il 90% delle linee tariffarie, con un calendario che si estende fino a 10-15 anni. Per il comparto agroalimentare ciò si traduce, da un lato, in un forte abbattimento delle barriere all’esportazione verso i Paesi del Mercosur; dall’altro, nell’apertura di contingenti aggiuntivi di import a basso o nullo dazio per una serie di prodotti agricoli considerati “sensibili” dall’Unione europea, tra cui carne bovina, pollame, suini, riso, zucchero e miele. A bilanciare parzialmente questa apertura sono previste clausole di salvaguardia rafforzate, attivabili qualora le importazioni provochino perturbazioni di mercato superiori al 5% in volume. E poi c’è il capitolo certamente positivo del riconoscimento, che si tradurrà in tutela, delle indicazioni geografiche e che riguarderà tutte le DOP e IGP europee più importanti, tra cui 57 prodotti italiani.

Carne, il settore più esposto
Il settore più esposto resta quello della carne bovina. Il Mercosur ottiene un contingente aggiuntivo di 99 mila tonnellate da collocare sul mercato europeo con dazio ridotto, un volume che, pur rappresentando solo circa l’1,5% del consumo Ue, può incidere in modo significativo sugli equilibri di prezzo. Per l’Italia, già strutturalmente importatrice di carne, l’effetto principale non è tanto l’invasione diretta del prodotto sudamericano, quanto la pressione competitiva interna all’Unione. L’ingresso di carne a basso costo potrà tendere a comprimere le quotazioni di base, riducendo la redditività delle aziende zootecniche e spostando quote di mercato verso carni congelate o destinate alla trasformazione industriale, più sensibili al fattore prezzo.
La valutazione per il settore lattiero-caseario è relativamente di segno opposto. L’eliminazione progressiva di dazi, che in Brasile e Argentina arrivano oggi fino al 28%, rappresenta un’opportunità rilevante per i formaggi italiani DOP, già forti di un’immagine consolidata nei mercati sudamericani. Il contingente duty-free di 30 mila tonnellate offre margini di crescita significativi per l’export, anche se sul fronte interno non è esclusa una maggiore competizione per i derivati del latte di qualità medio-bassa.

Pressione competitiva su carni e cereali tra dazi zero e standard disomogenei
Anche il comparto avicolo e quello suinicolo presentano profili di rischio. I contingenti concessi al Mercosur – rispettivamente 180 mila tonnellate di pollame e 25 mila tonnellate di carne suina a dazio zero – pongono un problema di concorrenza con produzioni ottenute in contesti normativi meno stringenti sul benessere animale e sull’uso di antibiotici. In questi segmenti, la pressione potrebbe manifestarsi soprattutto nei canali della grande distribuzione e dell’industria alimentare, orientati alle linee di prodotto più economiche.
Infine, sul mercato dei cereali, l’aumento delle importazioni a basso dazio da Paesi come Brasile e Argentina, grandi produttori mondiali di mais e soia (che entra già sul mercato europeo con un dazio praticamente nullo), rischia di esercitare una pressione al ribasso sui prezzi, in un contesto già reso fragile dall’elevato costo dei fattori produttivi in Europa. Nel complesso, l’accordo UE-Mercosur conferma dunque una linea di politica commerciale che premia la competitività internazionale e la qualità certificata, ma che impone al settore agroalimentare italiano una sfida strutturale sul terreno dei costi, della sostenibilità e del posizionamento di mercato.

ACCORDO UE-MERCOSUR: I COMMENTI

Secondo il professor Paolo Sckokai, Ordinario di Economia agro-alimentare all’Università Cattolica del Sacro Cuore «L’accordo Mercosur ha sicuramente dei potenziali profili critici, per cui il monitoraggio dei mercati più sensibili e le clausole di salvaguardia sono sicuramente strumenti importanti per evitare ricadute negative sui settori interessati. Globalmente, però, anche con riferimento al settore agro-alimentare, credo che l’accordo Mercosur debba essere considerato soprattutto un’opportunità, per garantire nuovi mercati all’export agro-alimentare di qualità, in un momento in cui le barriere imposte da altri paesi, in primis gli Stati Uniti, potrebbero provocare contraccolpi negativi per i prodotti italiani».

«Il risultato del voto al Parlamento europeo dà la misura della complessità e divisività di questo dossier – ci riferisce Cesare Soldi, presidente Libera Associazione Agricoltori Cremonesi. L’intesa fornisca una solida “rete di sicurezza” per i produttori e i consumatori attraverso meccanismi davvero efficaci e tempestivi: reciprocità, controlli e clausole di salvaguardia. In un momento in cui le condizioni di mercato per le produzioni di cereali, latte e carne sono estremamente volatili e gli agricoltori sono intrappolati in una stretta tra l’aumento dei costi dei fertilizzanti e dei fattori di produzione e il calo dei redditi, stiamo attenti a non danneggiare la competitività dell’Ue e minacciare le fondamenta stesse del suo modello di produzione.»

«Coldiretti ha posto il tema, irrinunciabile, della reciprocità: è essenziale nell'accordo Mercosur e deve diventare imprescindibile in tutti i futuri patti economici e commerciali che l’Unione andrà a sottoscrivere –  sottolinea Giovanni Roncalli, direttore di Coldiretti Cremona. In assenza di condizioni paritarie, garantite dal principio di reciprocità delle regole, si spalanca la strada a una concorrenza sleale che penalizza gli agricoltori europei, sacrificati a favore di altri interessi commerciali, e si aumentano anche le potenziali minacce per la salute dei cittadini consumatori. L’accordo, così com’è, ignora completamente il divario tra gli standard produttivi europei e quelli in vigore nei Paesi Mercosur, dove nei campi si continuano a utilizzare in larga misura molecole da anni bandite nell’Unione europea».