Perdite e sprechi alimentari: dal campo alla tavola, una sfida per la sostenibilità

Allevamento e agricoltura non sono solo parte del problema: possono trasformare scarti e sottoprodotti non edibili in alimenti nutrienti, diventando alleati nella lotta alle perdite alimentari.

Ogni anno, il 29 settembre, la Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari richiama l'attenzione sulla necessità di rendere il sistema agroalimentare più efficiente e sostenibile. Istituita dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2019, la Giornata invita a considerare un fenomeno che interessa l'intera filiera, dalla produzione agricola fino alle nostre case.
Per comprendere la portata del problema è innanzitutto importante distinguere tra perdita alimentare (food loss) e spreco alimentare (food waste). Le perdite si verificano prevalentemente nelle fasi precedenti alla vendita al dettaglio; ovvero durante la produzione, la raccolta, la lavorazione, lo stoccaggio e il trasporto. Lo spreco riguarda invece soprattutto le fasi più vicine al consumo, dalla vendita al dettaglio alla ristorazione fino alle famiglie.

Le perdite in campo e in allevamento
Relativamente alle perdite in campo e negli allevamenti possono incidere eventi meteorologici estremi (es. siccità, carenze o eccessi idrici e termici), malattie delle colture (da vari agenti come funghi, batteri o virus) per danni alle colture (attacco di insetti, acari e parassiti del suolo o consumo di animali selvatici e uccelli) e malattie (infettive e non trasmissibili) degli animali. E ancora, degrado del suolo (es. carenza di sostanza organica, salinizzazione), errori nella gestione agronomica (es. carenze o eccessi nutrizionali, contaminanti) e zootecnica (es. nutrizionali, gestionali, igienici, che comportano scarso benessere animale e mortalità), perdite meccaniche al momento della raccolta dei prodotti vegetali, distruzione per contaminazione degli alimenti (es. da microrganismi, tossine naturali come micotossine, agrofarmaci, farmaci) sino alla mancata raccolta di prodotti commestibili che non rispondono agli standard estetici o commerciali richiesti dal consumatore.
E dopo la raccolta, estrema deperibilità del prodotto, sistemi di conservazione inadeguati che non assicurano ad esempio la catena del freddo, danni meccanici durante il trasporto, inefficienze logistiche possono determinare ulteriori importanti perdite.

Lo spreco domestico: cosa dicono i dati 
E veniamo allo spreco. Nelle fasi finali della filiera (ovvero a livello del consumatore) entrano in gioco eccedenze, gestione delle scorte, porzioni eccessive, acquisti non pianificati e una conservazione domestica non corretta. Secondo il Food Waste Index Report 2024 dell'UNEP, che calcola gli sprechi sugli alimenti dopo la raccolta e produzione, nel 2022 sono state sprecate nel mondo circa 1,05 miliardi di tonnellate di alimenti, pari a circa 132 chilogrammi per persona. Le famiglie rappresentano la quota maggiore dello spreco, seguite dalla ristorazione e dalla vendita al dettaglio. Tuttavia, è indispensabile fare una precisazione metodologica per non trarre conclusioni errate, che fanno pensare a una generale irresponsabilità. Il valore UNEP misura il rifiuto alimentare domestico totale (household food waste) che rappresenta ciò che esce dalle case e cucine come scarto alimentare, ed include sia cibo potenzialmente mangiabile (reale scarto, ad esempio per avanzi edibili lasciati nel piatto, alimenti degradati come frutta marcia o prodotti scaduti) che parti non edibili (es. bucce, torsoli, ossa). Pertanto, la composizione di tali scarti può essere assai differente in funzione del tipo di diete nei vari paesi, delle abitudini alimentari. Si tratta tuttavia di un dato che evidenzia come la questione non riguardi soltanto la produzione o la distribuzione, ma che coinvolga i comportamenti quotidiani di tutta la popolazione, in qualità di consumatori.

Quando allevamento e agricoltura diventano parte della soluzione 
Torniamo alle perdite alimentari perché c’è un aspetto meno conosciuto ma rilevante che può valorizzare parte degli “sprechi” così come sopra definiti e delle perdite in campo che riguarda il ruolo dell'agricoltura e dell'allevamento. Gli animali allevati, in particolare, possono trasformare oltre ai foraggi, sottoprodotti e altre biomasse non digeribili o edibili per l'uomo in alimenti ad alto valore nutrizionale come latte e carne e che sono prodotte durante le lavorazioni degli alimenti destinati all’uomo. In questa prospettiva, l'allevamento può contribuire a inserire nel sistema alimentare risorse che altrimenti non potrebbero essere utilizzate direttamente per nutrire la popolazione, contribuendo così a una maggiore efficienza complessiva del sistema alimentare. 
Inoltre, buona parte dei rifiuti alimentari domestici, se correttamente raccolti e gestiti, potrebbero trovare una collocazione agronomica come ammendanti e concimi, che restituirebbe una visione di circolarità del processo più consona a tali “scarti”.

Prevenire le perdite: proteggere colture e allevamenti 
La grande sfida riguarda però la riduzione delle perdite e passa attraverso una più efficace protezione delle colture e degli animali allevati. Ci sono almeno tre livelli da potenziare: prevenzione delle patologie (es. miglioramento genetico, profilassi, igiene); maggior ricorso alla lotta biologica (o controllo biologico delle patologie) – ovvero con l’impiego di organismi viventi per contenere le popolazioni di parassiti (insetti, acari, erbe infestanti o microrganismi patogeni) al di sotto della soglia di danno economico in colture vegetali o allevamenti animali; l'impiego corretto e responsabile di agrofarmaci e farmaci, che quando necessario e secondo le modalità previste, contribuiscono a proteggere le produzioni da malattie infettive o dall’attacco di muffe, insetti e parassiti, riducendo le perdite in campo e in allevamento e garantendo standard qualitativi delle produzioni migliori.

Serve un’azione coordinata
La riduzione degli sprechi richiede dunque un'azione coordinata a vari livelli dopo la raccolta o ottenimento dei prodotti alimentari. Migliori tecniche di raccolta, strutture di conservazione e trasporto più efficienti, una gestione più attenta delle scorte e la redistribuzione delle eccedenze devono accompagnarsi a una maggiore consapevolezza dei consumatori. Anche semplici comportamenti quotidiani – pianificare gli acquisti, conservare correttamente gli alimenti, comprendere le indicazioni sulle confezioni e utilizzare gli avanzi – possono contribuire alla riduzione dello spreco.
La sfida per sostenere la popolazione umana, in definitiva, non consiste soltanto nel produrre più cibo, ma nel fare in modo che una quota maggiore di quello che già produciamo arrivi effettivamente a nutrire le persone e non si disperda nei vari passaggi. Un obiettivo che richiede conoscenza, innovazione e collaborazione lungo tutta la filiera alimentare, a partire dall’educazione all’uso corretto degli alimenti in famiglia.